Il 6 aprile 2017 è entrato in vigore il decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2017, n. 31 “Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.68 del 22 marzo.
Il provvedimento era atteso da tempo in particolar modo per gli interventi di lieve entità e per le semplificazioni procedimentali e per l’individuazione delle tipologie di interventi per i quali non è necessaria l’autorizzazione paesaggistica e quelle che possono essere regolate attraverso accordi di collaborazione tra il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, le Regioni e gli enti locali.
Ecco gli aspetti principali e ciò che riguarda direttamente il solare termico.
Rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica non modificata
In merito alla procedura di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica, quindi già autorizzata che non abbia subìto modifiche, è possibile presentare autocertificazione dell’assenza di variazioni senza produrre la relazione e il progetto del tecnico abilitato, che possono rappresentare un aggravio ingiustificato.
Interventi e opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica
Il decreto elenca poi gli interventi ed opere non soggetti ad autorizzazione paesaggistica. Tra questi nell’allegato A al punto 6 prevede installazioni di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici non soggette ad alcun titolo abilitativo edilizio, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), purché effettuate su prospetti secondari, o in spazi pertinenziali interni, o in posizioni comunque non visibili dallo spazio pubblico, o purché si tratti di impianti integrati nella configurazione esterna degli edifici, ed a condizione che tali installazioni non interessino i beni vincolati ai sensi del Codice, art. 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici;
L’allegato, al punto 6, prende in considerazione poi l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, laddove posti su coperture piane e in modo da non essere visibili dagli spazi pubblici esterni; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché’ integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici, ai sensi dell’art. 7-bis del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, non ricadenti fra quelli di cui all’art. 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
Sono invece soggetti al procedimento autorizzatorio semplificato gli interventi e le opere individuati come di lieve entità nei 42 punti dell’allegato B. Tra questi vi ritroviamo al punto 7 installazione di impianti tecnologici esterni a servizio di singoli edifici, quali condizionatori e impianti di climatizzazione dotati di unità esterna, caldaie, (…), su prospetti prospicienti la pubblica via o in posizioni comunque visibili dallo spazio pubblico, o laddove si tratti di impianti non integrati nella configurazione esterna degli edifici oppure qualora tali installazioni riguardino beni vincolati ai sensi del Codice, articolo 136, comma 1, lettere a), b) e c) limitatamente, per quest’ultima, agli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale, ivi compresa l’edilizia rurale tradizionale, isolati o ricompresi nei centri o nuclei storici.
Il decreto prevede poi la richiesta semplificata (punto B.8) per l’installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici, purché integrati nella configurazione delle coperture, o posti in aderenza ai tetti degli edifici con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda degli edifici ricadenti fra quelli di cui all’articolo 136, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42; installazione di pannelli solari (termici o fotovoltaici) a servizio di singoli edifici su coperture piane in posizioni visibili dagli spazi pubblici esterni.
Per completezza di informazioni, e per i meno addetti ai lavori, vi citiamo l’articolo 136 del d.lgs. 42/2004 più volte richiamato:
Art. 136. Immobili ed aree di notevole interesse pubblico
- Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:
(comma così modificato dall’art. 2 del d.lgs. n. 63 del 2008)
- a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;
- b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
- c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici;
- d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
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Come funziona un climatizzatore a pompa di calore?
Nel caso di pompe di calore aria-aria, come nel nostro caso, il climatizzatore a pompa di calore trasferisce energia (calore) dall’esterno all’interno dell’abitazione e viceversa. Il climatizzatore, quando funziona in modalità pompa di calore, riscalda l’ambiente; quando invece viene usato come refrigeratore, raffredda l’ambiente trasferendo energia (calore) all’esterno. Entrambe le funzioni avvengono grazie ad un ciclo termodinamico del gas refrigerante, che viene compresso e poi espanso: durante la compressione si scalda; durante l’espansione si raffredda.
Un climatizzatore a pompa di calore può soddisfare entrambe le funzioni: sia per raffreddare d’estate, assorbendo energia all’interno e trasferendola all’esterno, che per riscaldare l’inverno, con il ciclo inverso. Un climatizzatore “classico” (senza modalità pompa di calore), funziona solo per raffrescare.
Quali sono le condizioni ottimali di funzionamento?
Nei climi miti, quando non fa né troppo freddo in inverno né troppo caldo in estate, i climatizzatori a pompa di calore funzionano con una maggiore efficienza. Questo perché dove fa molto freddo risulta difficile assorbire energia (calore) da un ambiente, quello esterno, già di per sé freddo, per trasferirlo all’interno dell’abitazione: si può, ma l’efficienza è bassa perché per recuperare l’energia (calore) esterna, utilizzo una quantità paragonabile di energia elettrica per azionare compressore e ventilatore del climatizzatore, riducendo quindi l’efficienza. Ugualmente nelle località molto calde, dove invece ho bisogno di raffrescare gli ambienti, prelevare calore dentro la casa per dissiparlo all’esterno, quando all’esterno c’è molto caldo, ci riporta nelle condizioni viste sopra, occorre cioè utilizzare una quantità importante di energia elettrica, sacrificando quindi l’efficienza. Nei climi più estremi (entro certi limiti, ovviamente), la climatizzazione si può fare lo stesso, ma la performance non è ottimale. Nei climi temperati si ha invece una buona performance sia nella fase invernale, quando devo riscaldare, che nella fase estiva. Ovviamente anche in questi casi ci sono delle variazioni; a ottobre è decisamente più semplice scaldare la casa con un climatizzatore in pompa di calore rispetto a gennaio. Potrebbe sembrare che questa considerazione valga anche per una caldaia, dato che anch’essa ha ovviamente consumi di gas diversi tra ottobre e gennaio, ma, per una caldaia, il rendimento è scarsamente influenzato dalla temperatura e umidità esterna, mentre il climatizzatore ne risente pesantemente.
Quanto si può risparmiare rispetto a un impianto tradizionale?
La misura del risparmio viene indicato con delle sigle:
– COP indica il coefficiente di performance per la modalità d’uso di riscaldamento. Indicativamente si ha una sufficiente efficienza quando il COP raggiunge il valore di 3, o superiore (i dati ufficiali indicano 2,5): in tal caso si ha un risparmio (in fonte energetica primaria) rispetto all’alternativa a gas. Il valore del COP è influenzato sia dalla temperatura esterna che da quanto vorrei raggiungere come temperatura interna. Diciamo che il COP dichiarato è quanto otterrò quando la temperatura esterna è di circa 7 gradi e all’interno della casa voglio ottenere circa 20. Se la temperatura esterna comincia a scendere, dobbiamo controllare i dati tecnici dell’apparecchio, se il COP, con temperature esterne più basse, comincia a scendere sotto i 3 o addirittura sotto i 2.5, allora in quei casi si consuma meno riscaldando l’abitazione con un apparecchio a gas.
– EER indica l’ ”energy efficiency ratio”, che è l’analogo indice di efficienza del COP, semplicemente in modalità raffrescante. In questo caso però non ho l’alternativa di utilizzare la caldaia a gas se EER è basso… Chiaramente un valore di EER più elevato garantisce una prestazione migliore, quindi è bene prestare attenzione anche a questo valore.
Come scegliere il condizionatore a pompa di calore?
Innanzitutto, occorre scegliere qual è la taglia del condizionatore. Ovviamente con un appartamento molto grande avrò mediamente bisogno di una potenza più elevata, il contrario con appartamenti di volumetria più modesta. Molto approssimativamente si può utilizzare la formula seguente: kW necessari = superficie dell’abitazione/10 oppure, se la potenza fosse espressa in BTU/h, i BTU/h necessari = 340 x superficie dell’abitazione (locali con soffitto a circa 3 m) . Una volta scelta la potenza, a seconda di quante sono le stanze che voglio raffrescare, si può scegliere se fare tutto con una’ unica unità interna (mono split) oppure più macchine interne (multi split).
Il multi split garantisce un comfort migliore perché distribuisce in modo più uniforme e puntuale sia il riscaldamento che il raffrescamento; in questo caso la macchina esterna è mediamente più grande (anche se, sfruttando la non contemporaneità degli utilizzi, può essere di potenza leggermente inferiore alla somma delle unità interne) e anche il costo di installazione è più elevato, perché ho un apparecchio esterno collegato a più apparecchi interni. Una alternativa ad un apparecchio multi split potrebbe essere l’installazione di più mono split, ma con ingombri delle unità esterne decisamente più impegnativi.
Che tipo di condizionatori a pompa di calore sono disponibili nel catalogo Italtherm?
Abbiamo apparecchi sia mono che multi split. Per gli apparecchi mono split abbiamo due linee, base e top: le performance sono in entrambi i casi elevate, posizionandosi in classe A++ di efficienza energetica, ma la serie Top si differenzia per opzioni aggiuntive rispetto alla serie base, come l’app per controllare le macchine da remoto direttamente con il telefono cellulare, il design degli apparecchi, una diminuzione della rumorosità degli apparecchi interni.
Per la linea multi split, abbiamo le soluzioni Top Dual e Top Trial, con, rispettivamente, due e tre unità interne associate a una esterna.
Dimensionamento del boiler di un impianto solare termico
Per chi si accinge ad acquistare un impianto solare termico, tre sono le domande principali a cui deve dare una risposta: come scegliere tra un impianto a circolazione naturale o forzata, quali dimensioni del collettore solare e quali dimensioni del boiler. In merito ai primi due quesiti abbiamo già dato indicazioni in questo articolo. Oggi ci occuperemo delle dimensioni del boiler.
Stima del fabbisogno di acqua
In un impianto solare termico, il boiler è il serbatoio in cui viene accumulata l’acqua. Perciò il primo passo è definire il Fabbisogno di Acqua Calda Sanitaria (ACS): si tratta quindi di capire quanta acqua è necessaria dai componenti del nucleo familiare che vivono nell’abitazione. Dipenderà quindi dal numero di persone, presenza di vasca da bagno o doccia, numero di lavatrici, etc.
Le modalità di calcolo dettagliate sono definite dalla norma UNI 9182:2014. In particolare il testo spiega due possibili metodi di dimensionamento:
- Un “metodo semplificato”, che rimanda all’utilizzo del metodo contenuto nella norma europea UNI EN 806;
- Un “metodo analitico”, che prevede un calcolo di dettaglio.
Per semplificare, a volte si utilizza una stima complessiva: vengono considerati 40-60 litri al giorno a persona.
Calcolo del volume di accumulo del boiler
L’impianto non viene mai progettato per coprire il 100% del fabbisogno di acqua calda sanitaria, perché non sarebbe conveniente dal punto di vista economico. A fronte di un aumento dei costi elevato, avremmo infatti una produzione di acqua in eccesso nei mesi estivi e in inverno un risparmio non abbastanza consistente da ammortizzare la maggiore spesa.
Perciò l’impianto solitamente è progettato in modo da coprire per il 100% dei consumi dei mesi estivi e il 60-70% del fabbisogno annuo.
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In 10 anni l’aumento delle rinnovabili ha permesso di abbattere del 10% le emissioni di gas serra. Ecco i dati ufficiali
Che le rinnovabili facciano bene al Clima è risaputo, visto che permettono di ridurre l’utilizzo di fonti fossili. Misurare l’impatto in termini di benefici climatici però è un altro discorso.
A prenderlo in mano e dare i numeri e i dati ufficiali del contributo delle rinnovabili nell’abbattimento dei gas serra è stata l’Agenzia Ambientale Europea (AEA) che ha calcolato i risparmi ricollegabili alla produzione di energia da fonti rinnovabili in termini di mancata produzione di CO2.
I risultati dello studio, pubblicati nel report ‘Renewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects, non lasciano spazio a dubbi: grazie al progressivo aumento della produzione di energia green si è avuta una riduzione dei combustibili fossili e le correlate emissioni di gas serra si sono ridotte di circa il 10% nel corso 2015 (avendo come riferimento i dati dell’anno 2005). Questo dato, tradotto in cifre, equivale ad un risparmio, nel corso del 2015, di 130 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) con una conseguente mancata emissione in atmosfera di quasi 436 Mt di CO2.
Nella classifica dei combustibili fossili sostituiti dalle fonti “green”, il primo posto è occupato dal carbone che, da solo, rappresenta il 50% delle fonti fossili non utilizzate grazie all’uso di energia rinnovabile. Al secondo posto, segue invece il gas naturale (circa il 28% di tutti i combustibili fossili evitati) seguita dai prodotti petroliferi per autotrazione.
Nel biennio 2014-2015, in Germania, Italia e Regno Unito sono state registrate le maggiori riduzioni, in termini quantitativi, di combustibili fossili utilizzati mentre Svezia, Danimarca e Finlandia sono stati i paesi che hanno collezionati i migliori risultati in materia di consumi ed emissioni.
Considerando, invece, i singoli settori, quello delle fonti energetiche rinnovabili (Fer) elettriche ha ottenuto i risultati migliori con un risparmio di 330 Mt CO2 pari al 76% di tutte le emissioni lorde evitate. Risultati più contenuti, invece, sono stati registrati dal settore delle Fer termiche (66 Mt CO2 pari al 15% di tutte le emissioni evitate) e dei biocarburanti ad uso autotrazione (40 Mt CO2, ovvero circa il 9% del totale).
I dati dell’AEA confermano i risultati dell’analisi pubblicata da Eurostat alcune settimane fa: nel corso del biennio 2013-2014, nel mercato energetico comunitario, la quota occupata dall’energie rinnovabili è aumentata dal 15 al 16% e tale tendenza positiva è continuata anche nel corso del 2015 quando è stato appurato, per l’ottavo anno consecutivo, che le energie rinnovabili hanno rappresentato la maggior parte (77%) di nuova potenza elettrica installata.
Un’altra conferma positiva proviene dagli associati di Eurelectric – associazione che raggruppa circa 3.500 utility europee – che, in accordo all’obiettivo di COP21 di Parigi generare il 100% di energia elettrica a emissioni zero entro il 2050, si sono impegnate a non fare investimenti in nuove centrali a carbone dopo il 2020.
La classifica degli stati membri con maggiore utilizzo delle energie rinnovabili vede, ai primi posti, Finlandia e Svezia con una penetrazione di oltre il 30% mentre, agli ultimi gradini, ci sono Lussemburgo e Malta ove la percentuale delle energie rinnovabili utilizzate non arriva al 5%.
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In queste settimane dell’anno le giornate sempre più lunghe ci rammentano che l’estate si avvicina: proprio in questo periodo la potenza del sole ci ricorda che proprio i raggi solari sono un validissimo alleato per il risparmio energetico. Ecco come valutare il potenziale risparmio di energia, dal nord al sud Italia.
L’irraggiamento
Il primo fattore da considerare per comprendere quanta energia è possibile risparmiare con un impianto solare termico è l’irraggiamento: è definito come la potenza solare su una superficie di area unitaria (W/mq).
Fonte: GSE
Chiaramente in Italia l’irraggiamento varia in base al mese di riferimento, con valori di picco a giugno e luglio e minimi nei mesi invernali. Non solo: le differenze sono notevoli anche tra nord e sud Italia. Fatta eccezione per alcune aree come le zone alpine, il nostro territorio è “ricco” di sole: dai 1.300 ai 1.800 kWh/m2.

Fonte: GSE – Elaborazione a cura di RSE su dati EUMETSAT
Il dimensionamento dell’impianto solare termico
La dimensione dell’impianto solare termico è definita a cura del progettista o dell’installatore, in base alla quantità di radiazione solare nell’area in cui verrà installato l’impianto e la necessità di acqua calda sanitaria.
Rispetto all’acqua, il fabbisogno può essere stimato secondo diverse variabili, che comprendono numero di persone, presenza a casa, quantità di lavatrici settimanali e bagni, etc. Di solito, questo calcolo è semplificato con una stima: vengono considerati 40-60 litri al giorno a persona.
L’impianto solitamente è progettato in modo da coprire per il 100% dei consumi dei mesi estivi e il 60-70% del fabbisogno annuo. La motivazione risiede nella convenienza economica: a fronte di un aumento dei costi elevato, avremmo una produzione di acqua in eccesso nei mesi estivi e in inverno un risparmio non abbastanza consistente da ammortizzare la maggiore spesa.
Per soddisfare queste necessità, normalmente si considera che serviranno 1,2 metri quadrati di pannello solare per ogni persona per l’Italia Settentrionale, 1 metro quadrato per ogni persona per l’Italia Centrale e 0,8 metri quadrati per ogni persona per l’Italia del Sud.
La quantità di energia termica prodotta di un impianto solare dipende in primo luogo proprio dai fattori sopra menzionati, ovvero irraggiamento e dimensioni dell’impianto. Inoltre altri due importanti elementi sono l’inclinazione e l’efficienza dell’impianto solare termico.
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Scegliere uno scaldabagno a pompa di calore? L’Ing. Fontana* ci spiega come funziona
- Come funziona uno scaldabagno a pompa di calore?
In uno scaldabagno a pompa di calore viene sottratta energia dall’aria esterna e trasferita all’acqua calda sanitaria che è accumulata all’interno dello scaldabagno stesso. Questo avviene tramite un ciclo che abbiamo imparato a conoscere prima di tutto come ciclo refrigerante: è utilizzato per raffrescare, come nei frigoriferi o i congelatori. Invertendo questo ciclo si riesce a ottenere calore, che è quello che usiamo per scaldare l’acqua.
All’interno dello scaldabagno troviamo i componenti necessari a realizzare il ciclo, cioè un compressore, un condensatore, una valvola di espansione e un ventilatore. Il calore viene assorbito dall’aria esterna e trasferito, tramite una serpentina, all’acqua del serbatoio.
- Quanto si può risparmiare con uno scaldabagno a pompa di calore?
Il risparmio energetico esiste perché l’energia che il cliente consuma è l’energia elettrica che serve per far funzionare compressore e ventilatore che sono all’interno del motore dell’apparecchio, ma l’energia che viene ceduta all’acqua è anche quella che viene assorbita dall’ambiente esterno; questa energia è decisamente maggiore di quella che ci è servita per far funzionare compressore e ventilatore. Il rapporto tra queste energie è definito COP, “Coefficiente di Performance”. Più questo valore è elevato, più il rapporto è favorevole: ad esempio un COP 4 significa che ottengo 1.000 watt consumandone 250.
Questo COP è influenzato dalle condizioni esterne: più l’aria esterna è calda e più riesco a trasferire calore. Più è fredda e meno calore riesco a trasferire, ovviamente a parità di energia elettrica consumata per alimentare compressore e ventilatore. Quindi è chiaro che d’estate il rendimento, il COP della macchina, è migliore rispetto all’inverno. Varia anche all’interno della stessa giornata: nelle ore più calde è migliore che in quelle più fredde. Per questo motivo è stata fatta un’etichetta energetica dove non è indicato il COP, che è un valore istantaneo, bensì il consumo medio annuo, che è legato al valore di performance complessiva : è quindi la media di consumo che in un anno ci si può ragionevolmente attendere dallo scaldabagno. Attenzione, è un’indicazione che permette di confrontare apparecchi diversi tra loro, non il consumo reale che potrò ritrovare in fattura, che dipenderà, come indicato sopra, da diversi fattori difficilmente quantificabili. Come tutte le etichette energetiche indica la media e quindi fornisce un’indicazione della bontà della macchina che si è acquistata. La performance reale dipenderà dalle condizioni effettive in cui si trova ad operare: in un luogo di mare, per esempio, dove la temperatura è mediamente più alta, il risultato in termini di performance e a parità di consumo d’acqua calda, è migliore.
- Quali sono valori di performance considerati buoni?
Un apparecchio in classe A è oggi il top. Come termine di paragone considerate che per accedere agli incentivi previsti dal conto energia termico occorre garantire un COP non inferiore a 2,6: significa che tramite l’apparecchio si riesce a ottenere più di quanto abbiamo speso per farlo funzionare: per l’esattezza, 2,6 volte di più. Questo è il vantaggio in bolletta, e anche ambientale, perché ho sfruttato una fonte rinnovabile, ovvero il calore dell’aria esterna. Con questo COP (2,6) si hanno mediamente apparecchi in classe energetica A.

- Come scegliere le dimensioni dello scaldabagno?
L’accumulo deve essere importante perché i tempi di ripristino dell’accumulo sono mediamente abbastanza lunghi, nell’ordine delle 4 ore o più: dipenderà dalla potenza dello scaldabagno e dalle sue dimensioni. E’ importante che uno scaldabagno in pompa di calore possa accumulare sufficiente calore e acqua, a seconda di quante persone utilizzano l’acqua calda. E’ fondamentale scegliere con attenzione il profilo di carico (anche conosciuto come “taglia”), definito tra 3XS e 4XL (normalmente comunque non si eccede mai la XXL). In applicazioni domestiche, come indicazione diciamo che per 2 persone ci si dovrebbe orientare attorno ad un profilo di carico M, ad ogni persona in più si aumenta di una taglia. Attenzione, la classe energetica non è funzione del solo valore di efficienza, ma anche rispetto al profilo di carico.
- Quali sono le caratteristiche principali dello scaldabagno AQUASMART?
Ha prestazioni decisamente più elevate rispetto allo scaldabagno elettrico tradizionale, quello con una con una resistenza elettrica che scalda l’acqua, tanto per intenderci; perché, come si è detto, sfrutta il calore dell’aria. E’ in classe energetica A, con COP di valore 2,7. Per un paragone, basti pensare che mediamente gli scaldabagni elettrici “tradizionali” sono in classe C, alcuni riescono a salire in classe B, ma con accumuli attorno ai 100 litri e profili di carico M. Ha un termostato programmabile: posso scegliere, in base alle ore del giorno, la temperatura a cui deve essere mantenuta l’acqua nell’accumulo: è l’equivalente di un termostato ambiente per l’abitazione. Le caratteristiche sono indicate a questo link.
Vorrei portare l’attenzione anche su un ulteriore aspetto che trovo interessante: la possibilità, per chi ha un impianto fotovoltaico con regime di scambio sul posto, quindi che autoconsuma l’energia prodotta e vende alla rete eventuali eccedenze, di sfruttare in modo ancor più intelligente lo scaldabagno. Questo scaldabagno ha infatti un ingresso digitale, che, una volta abilitato, in caso di sovrapproduzione dell’energia elettrica da parte dell’impianto fotovoltaico, anziché immetterla in rete, può far partire lo scaldabagno, anche se questo è già arrivato alla temperatura programmata. In questo modo utilizzo l’energia in eccesso per sovra riscaldare l’acqua calda nell’accumulo, ovviamente all’interno di un range di sicurezza. Visto che è più conveniente consumarsi l’energia elettrica anziché venderla, in quanto il costo di acquisto è maggiore del prezzo di vendita, questo sistema permette di ottenere un ulteriore risparmio: consente di “accumulare” l’energia elettrica in eccesso sotto forma di calore.
*Ing. Giovanni Fontana, responsabile Consulenza Tecnica di Italtherm.
Energia solare e comuni italiani. A che punto siamo? I dati dell’Ecosistema Urbano.
Come da tradizione, ad anno nuovo si stilano i bilanci sui risultati ottenuti e, in ambito di ecosostenibilità, chi fa i conti in tasca al Belpaese è “Ecosistema Urbano 2016” rapporto realizzato da Legambiente in collaborazione con l’istituto di ricerca Ambiente Italia e la collaborazione editoriale del Sole 24 ore, giunto alla sua XXIII edizione che, tra i diversi indicatori di ecosistema, analizza e da i numeri sulle rinnovabili in città.
I parametri dell’Ecosistema Urbano
Diversi fra loro sono gli indicatori selezionati per confrontare i risultati raggiunti dai capoluoghi di provincia italiani: i primi tre riguardano la qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), altri tre la gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due i rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due il trasporto pubblico (offerta proposta e percentuale di utenti rispetto alla popolazione), cinque la mobilità (tasso di motorizzazione auto, modal share auto moto, percentuali di piste ciclabili e isole pedonali), uno l’incidentalità stradale, due le energie rinnovabili (consumi e produzione).
Impianti solari in città. A che punto siamo negli edifici pubblici?
L’indicatore sulla diffusione delle energie rinnovabili si focalizza sulla presenza di impianti solari termici e fotovoltaici su edifici pubblici e, nello specifico, viene valutata la potenza complessiva degli impianti solari (termici e fotovoltaici) installati su realizzati su stabili di proprietà comunale ogni 1.000 abitanti residenti. Pur registrando un lieve miglioramento del dato medio – che da 6,28 kW/1.000 abitanti passa a 6,40 kW/1.000 abitanti- rimane di fatto invariato sia il numero di capoluoghi (16) che possono vantare 10 o più kiloWatt prodotti da impianti termici e fotovoltaici installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti, sia il numero delle città dove in cui non si raggiunge 1 kW/1.000 abitanti (26). Nella classifica dei capoluoghi-eccellenze in questo ambito, come lo scorso anno, primeggia, con un distacco abissale sulle inseguitrici, la città di Salerno che può vantare ben 188 kW installati ogni 1.000 abitanti. Seguono, con un evidente margine sulla seconda, Padova e Pesaro con circa 30 kW/1.000 ab.
Energia solare e impianti domestici. I dati del rapporto
In merito ai fabbisogni energetici domestica coperti da fonti rinnovabili sono 23 i comuni che hanno una copertura del 100%. Va peraltro segnalato che in ben 42 città la percentuale di copertura del fabbisogno domestico derivante da fonti energetiche rinnovabili non arriva ad un terzo del totale e addirittura in dieci casi poi non arriva nemmeno al 10%.
Rileva il rapporto che se – come si evince dai dati di Comuni Rinnovabili 2015 – sia significativo (per quanto sempre migliorabile) il numero dei comuni in cui la copertura dei fabbisogni elettrici è addirittura superata dalle fonti rinnovabili, la parte termica, sia “troppo spesso e a torto ignorata” nonostante essa rappresenti “larga parte della domanda [e dei costi in bolletta] per le famiglie”. Quindi tanto si può e si dovrebbe fare per incentivare il solare termico in tutta la penisola quale forma conveniente di energia pulita.
I migliori e i peggiori del Ecosistema Urbano 2016.
Anche per il 2016 si registra un evidente separazione tra Nord e Sud: le migliori performance sono state registrate nel Centro-Nord e, nell’ordine, a Macerata, Verbania, Mantova, Trento, Bolzano, mentre, in fondo alla classifica, stazionano centri dell’Italia meridionale come Vibo Valentia (104), Frosinone (103), Palermo (102), Caserta (101) e Siracusa (100).
Il quadro che emerge dal report è quello di un paese diviso in due. Come ha spiegato, nel corso della presentazione del report, Rossella Muroni, Presidente nazionale di Legambiente, “questo rapporto racconta un Paese a due velocità: quella delle amministrazioni e quella dei cittadini con le associazioni, i comitati di quartiere, le cooperative solidali. E mentre le prime si confermano lente, rigide e quasi impermeabili ai cambiamenti, le seconde spiccano per vivacità e spirito d’iniziativa con tantissime buone pratiche che pur coinvolgendo concretamente un condominio, una strada o un quartiere, esprimono un’idea di città e di futuro ben più ampia, in grado di coniugare giustizia sociale e vivibilità, cultura e socialità, economia e ambiente.”
Potrete trovare tutti i dati del dossier “Ecosistema Urbano, XXIII edizione” online.
Per conoscere il migliore impianto di solare termico adatto alle vostre esigenze, i benefici in termini ambientali e gli eco incentivi 2017 potrete contattare Italtherm.
Efficienza energetica e rinnovabili nelle scuole italiane. C’è ancora molto da fare
Ogni giorno milioni di bambini, ragazzi ed insegnanti passano almeno 5 ore nelle scuole italiane: renderle energeticamente efficienti anche grazie all’utilizzo di sistemi di produzione di energia rinnovabile vorrebbe dire investire in termini di risparmio nei consumi per le pubbliche amministrazioni ottenendo, nel contempo, minori emissioni di gas nocivi.
Con questo scopo nel 2014 è stata istituita una Struttura di Missione presso la Presidenza del Consiglio con lo stanziamento di risorse ad hoc e, ogni anno, il Ministero dell’ambiente assegna dei fondi specifici per finanziamenti agevolati alle scuole per lavori di efficienza energetica (350 milioni nel 2015, 250 milioni nel 2016).
Eppure, come emerge dal XVII Rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente che ha analizzato un campione di 6000 scuole elementari e primarie in tutta Italia, la strada è ancora lunga.
L’efficienza energetica nelle scuole italiane
Il primo problema riguarda il fatto che ben il 90,4% degli edifici scolastici è stato costruito prima dell’entrata in vigore della legge in materia di efficienza energetica (1991). Se a ciò si aggiunge che solo il 13% dei plessi scolastici è antisismico ci si rende conto di quanto sia fondamentale un energico piano di riqualificazione degli edifici in termini di sicurezza sismica ed efficienza energetica. Negli ultimi anni per l’avvio di 27.721 interventi sono stati stanziati 7,4 miliardi e solo 1960 hanno riguardato l’efficientamento energetico, 423 l’installazione di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili grazie ai fondi POI e 1216 interventi di adeguamento antisismico e di opere di efficientamento realizzati attraverso i Mutui bei. Interventi importanti, ma numericamente ancora insufficienti se si considera che il costo della bolletta energetica annua delle scuole italiane si aggira intorno a 1,3 miliardi di euro.
I principali problemi riscontrati da Legambiente sono:
- il fatto che i bandi rimangano inaccessibili per molti comuni;
- le urgenze che tendono a deviare le priorità rispetto ad interventi antisismici e di efficientamento energetico;
Le scuole costruite secondo i criteri della bioedilizia non arrivano all’1% rispetto al campione d’indagine.
Le rinnovabili nelle scuole
Le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono il 16,6% del totale: gli impianti maggiormente utilizzati sono i pannelli fotovoltaici (80,4%) e i solari termici (23,4%). Il primato in questo ambito spetta alle regioni del Sud Italia: la Puglia è la regione che utilizza più rinnovabili nelle scuole (66,7%), seguita da Veneto (34,2%), Abruzzo (31,4%), Trentino (30,4%) e Emilia Romagna (30%). Maglia nera per Molise e Val d’Aosta: secondo la ricerca di Legambiente in nessuna scuola di Aosta e Campobasso si utilizzano le fonti rinnovabili.
Altri dati ambientali
Dati positivi arrivano dalla raccolta differenziata: nelle scuole si differenziano soprattutto carta (82,8%), plastica (78,5%), vetro (70,5%) e alluminio (60,6%). In aumento anche la raccolta delle pile che passa dal 55% del 2014 al 58,3% del 2015 e del toner che tocca il 62,5%.
Graduatoria finale – Quest’anno a conquistare il podio della classifica è Piacenza, che spodesta Trento (3°) e primeggia su Parma (2°) grazie a dati di eccellenza legati alla sicurezza, alla riqualificazione degli edifici ma anche alle buone pratiche relative alla mobilità.
Rispetto alle grandi città è sempre il nord a confermarsi in testa alla graduatoria di Ecosistema Scuola con Torino (16º), Firenze (19º) e Milano (32º), mentre quelle del Sud si intravedono solo a partire dalla 39º posizione con Napoli, Venezia (52º) e Bari (60º) posizionate oltre la linea di mezzo.
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Dopo l’entrata in vigore della 