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Estate e climatizzatori, come funzionano gli incentivi fiscali nel 2019

giugno 17, 2019
incentivi fiscali risparmio energetico

 

Con l’arrivo del caldo torrido e dell’afa, spesso il ventilatore non basta più ed è necessario correre ai ripari. In Italia chi acquista e fa installare un condizionatore può fruire di tre diversi tipi di incentivi: quello legato alla ristrutturazione edilizia, quello relativo al risparmio energetico e quello inerente il conto termico. Districarsi tra le possibilità non è facile e la convenienza dell’una o dell’altra tipologia dipende da diversi fattori, fiscali prima di tutto.

In generale, per “bonus condizionatori 2019” si intende una detrazione IRPEF, che può variare dal 50 al 65% a seconda della tipologia di intervento di efficientamento energetico dell’appartamento o dello stabile.

 

A spiegare le varie possibilità e le modalità di accesso ai finanziamenti sono gli specialisti di Italtherm, azienda italiana leader nella produzione di impianti di riscaldamento e raffrescamento.

 

“Gli incentivi disponibili per l’acquisto di un nuovo condizionatore sono una grande occasione per tutti – spiega l’ing. Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica di Italtherm – grazie a questi è possibile vedersi rimborsare fino al 65% della spesa investita per l’acquisto di un nuovo sistema di condizionamento che ci farà risparmiare in bolletta facendo del bene anche all’ambiente”.

Acquistare un nuovo condizionatore ristrutturando casa

Il primo tipo di agevolazione rientra nella normativa che prevede incentivi fiscali a beneficio di chi effettua lavori di ristrutturazione edilizia: acquistare un nuovo condizionatore mentre si ristruttura casa consente di usufruire di una detrazione IRPEF del 50% della cifra investita dilazionata in 10 anni. Per godere dell’agevolazione il beneficiario deve essere in possesso di un reddito che consenta quindi di effettuare la detrazione.

Incentivi tramite Ecobonus

Rispetto all’incentivo concesso con la voce “ristrutturazione” (50% della spesa), la detrazione ricollegabile al risparmio energetico (ecobonus) ha un’aliquota più alta (65%). Per godere di questa misura, è richiesto però che l’impianto da installare sia una sostituzione di un impianto di climatizzazione già esistente (non una integrazione, né un impianto nuovo ove prima non era presente nulla) e che soddisfi i parametri minimi di prestazione energetica.  

Come opera il Conto Termico?

Il conto termico opera solo nel caso in cui il condizionatore che si vuole installare superi una soglia minima di prestazione di efficienza energetica. La somma erogata, inoltre, in questo caso varia in base alla zona climatica in cui viene installato. Da queste due variabili (tasso di prestazione e zona climatica) dipende la definizione del contributo che il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) erogherà e che, in ogni caso, non potrà superare il 65% della spesa sostenuta.

In merito alla modalità dell’erogazione, non è prevista in questo caso una detrazione fiscale, bensì l’erogazione diretta, tramite bonifico, di un contributo. Se il contributo è inferiore a 5.000 euro viene versato in una unica soluzione, altrimenti in due rate annue. Non è quindi necessario godere di alcun reddito dalla cui tassazione effettuare la detrazione.

 

Quale incentivo è più conveniente?

Non si può predeterminare in assoluto, né generalizzare. Vi sono infatti dei vincoli di prestazione energetica e delle variabilità legate alle zone climatiche. Il calcolo totale dell’incentivo previsto con il conto termico, potrebbe, ad esempio, evidenziare che il beneficio coprirà solo il 30% della spesa. In tal caso potrebbe convenire la ristrutturazione energetica o l’ecobonus.

Come si può accedere gli incentivi?

Per accedere agli incentivi è fondamentale anzitutto che lo stabile sia a norma, ovvero che sia già accatastato oppure con richiesta di accatastamento in corso e soprattutto dovrà essere in regola con il pagamento dei tributi.

Per accedere agli incentivi è fondamentale inoltre che il pagamento dei lavori venga effettuato con sistemi tracciabili (bonifico o carta) e che sia documentato (fattura).
In caso di pagamento con bonifico postale o bancario, all’interno della causale si dovrà riportare il codice fiscale di chi sta effettuando l’acquisto, partita IVA e intestazione del rivenditore del condizionatore. Se invece l’acquisto viene effettuato tramite prestito con carta di credito, si dovrà presentare tutta la documentazione del prestito richiesto o relativa al proprio acquisto.

Chi è Italtherm

Italtherm nasce con una grande storia, competenza e professionalità di un gruppo di lavoro che da oltre 30 anni opera nel settore del riscaldamento autonomo-centralizzato e della climatizzazione. È un’azienda innovativa, dinamica, capace di completare l’intero ciclo del prodotto, dalla produzione alla commercializzazione, fino alla post vendita in Italia e all’estero.

Maggiori informazioni su www.italtherm.it

Italtherm Net APP: corri a scaricarla sullo smartphone!

giugno 1, 2019
Italtherm Net APP

L’inverno prolungato di questa primavera ci ricorda che non è mai troppo tardi per rendere la vita ancora più semplice nella gestione della nostra caldaia.

Fuori fa freddo, magari piove o addirittura nevica, si corre a casa per cercare un po’ di tepore, ma nelle mura domestiche ci accoglie un freddo glaciale forse anche peggiore di quello che lasciamo fuori dall’uscio: quante volte vi è successo di vivere questa esperienza?

Italtherm Net APPSe si tratta poi di case di villeggiatura (o siete spesso lontani da casa) la situazione può essere addirittura peggiore: spesso rischiamo di arrivare a destinazione per poi verificare che la caldaia non funziona e magari dover attendere tante ore (al gelo) prima che intervenga il tecnico.

Oggi, anche per risolvere questi problemi, la tecnologia corre in nostro aiuto: grazie a Italtherm Net APP è possibile intervenire, da remoto, e, con un semplice click dallo smartphone, impostare la temperatura della nostra casa e dell’acqua sanitaria sulla base delle nostre necessità.

Direttamente dallo smartphone infatti Italtherm Net APP permette di impostare la temperatura dell’acqua ideale prima di fare il bagno o la doccia per un comfort personalizzato in base alle proprie esigenze.

Italtherm Net APP consente, inoltre, di verificare, in tempo reale, il corretto andamento dell’impianto e, qualora ci fossero dei malfunzionamenti, il sistema indicherà i codici di allarme che ci permetteranno di intervenire tempestivamente.

Le impostazioni possono essere effettuate anche per un limitato intervallo di tempo: alla scadenza del termine fissato tutto ritornerà come da pre-impostazione.

Per utilizzare l’App è necessario installare il kit Italtherm Net APP (cod. 401080018) in abbinamento al Comando remoto Italtherm con regolatore climatico (cod. 401080010)

Per saperne di più 👉 http://www.italtherm.it/net_app/

Climatizzatori: 3 diversi incentivi per l’acquisto e installazione

maggio 15, 2019

In Italia chi acquista e fa installare un condizionatore può fruire di tre diversi tipi di incentivi: quello legato alla ristrutturazione edilizia, quello relativo al risparmio energetico e quello inerente il conto termico. Qual è il più conveniente? A questa domanda non v’è una risposta univoca poiché è necessario effettuare, di volta in volta, una valutazione approfondita che tenga conto anche degli elementi caratterizzanti per ogni via di finanziamento. Sapere che è possibile godere di benefici fiscali e contributi potrà permettere di scegliere al meglio, ammodernando gli impianti di raffrescamento magari optando per un modello ancor più efficiente di quel che si era immaginato all’inizio.

Per capire le differenze abbiamo intervistato l’Ing. Giovanni Fontana di Italtherm.

Ing. Fontana, le agevolazioni per la ristrutturazione edilizia sono davvero utilizzabili anche per i climatizzatori?

Sì. La normativa che prevede incentivi fiscali a beneficio di chi effettua lavori di  ristrutturazione edile e non è limitata solo a chi sostituisce o installa i condizionatori, ma ha un perimetro di applicazione più ampio che si estende a diverse opere di ristrutturazione edilizia puntualmente indicate dal legislatore. Grazie ad esse è possibile usufruire di una detrazione del 50% in 10 anni con rate di pari importo. Per goderne quindi il beneficiario deve essere in possesso di un reddito che consenta di effettuare la detrazione.

E invece la normativa cosiddetta “ecobonus” specifica per interventi di risparmio energetico?

Innanzitutto, rispetto all’incentivo concesso con la voce “ristrutturazione” (50% della spesa), la detrazione ricollegabile al risparmio energetico ha un’aliquota più alta (65%). E’ però necessario sottolineare che, per godere di questa misura, è richiesto che l’impianto da installare sia una sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale già esistente (non una integrazione, né un impianto nuovo ove prima non era presente nulla) e soddisfi i parametri minimi contenuti nella specifica tabella di prestazione energetica. Se, tuttavia, viene installato un climatizzatore con rendimenti inferiori a quanto indicato, non rimane che chiedere il bonus del 50% per ristrutturazione edile.

Cosa mi conviene fare se non ho un reddito tale da consentirmi un effettivo risparmio fiscale con la detrazione (ad esempio se godo di un regime forfettario o semplicemente non ho reddito)?

Si potrebbe optare per la cessione del credito, ma, in tali casi e molto più semplicemente, si può valutare di richiedere i benefici previsti dal conto termico, che a sua volta però richiede la verifica di una serie di requisiti minimi.

Come opera il Conto Termico?

Il conto termico opera solo nel caso in cui il condizionatore che si vuole installare supera una soglia minima di prestazione di efficienza energetica prevista da una specifica tabella. La somma erogata inoltre varia in base alla zona climatica in cui viene installato. Da queste due variabili (tasso di prestazione e zona climatica) dipende la definizione del contributo che il GSE erogherà e che, in ogni caso, non potrà superare il 65% della spesa sostenuta.

In merito alla modalità dell’erogazione, non è prevista una detrazione fiscale, bensì l’erogazione diretta, tramite bonifico, di un contributo. Se il contributo è inferiore a 5000 euro viene versato in una unica soluzione, altrimenti in due rate annue.

Non è quindi necessario godere di alcun reddito dalla cui tassazione effettuare la detrazione. Un altro vantaggio è che i tempi, ad oggi, sono decisamente più brevi rispetto alla rateazione di 10 anni.

Quindi può convenire direttamente il conto termico?

Non si può predeterminare in assoluto, né generalizzare, se convenga questa o una delle altre misure. Come abbiamo visto vi sono dei vincoli di prestazione energetica e delle variabilità legate alle zone climatiche. Quindi il calcolo totale dell’incentivo previsto con il conto termico, potrebbe, ad esempio, evidenziare che il beneficio coprirà solo il 30% della spesa. In tal caso potrebbe anche convenire la ristrutturazione energetica o l’ecobonus, al cliente l’onere scegliere la soluzione ritenuta migliore. Al GSE, ovviamente, sarà necessario inviare anche le fatture d’acquisto del bene, proprio per verificare che l’incentivo erogato non superi il 65% della spesa totale, che poi è anche l’aliquota prevista dall’ecobonus. In ogni caso, quando si ha la possibilità di richiede più di una misura, è sempre colui che effettua l’investimento a decidere se optare per incassare subito il contributo calcolato mediante il conto termico o detrarre il 65% o il 50% in 10 anni.

Un’ultima domanda che riguarda tutte e tre le misure. Chi può beneficiare dell’agevolazione fiscale? Solo il proprietario?

No: la legge prevede che ne può beneficiare anche un soggetto diverso dal proprietario (es. il convivente, l’affittuario, il comodatario, le imprese ecc.).

Valori minimi di COP per pompe di calore elettriche (Conto Termico e 65%)

Valori minimi di EER per pompe di calore elettriche (Conto Termico e 65%)

 

I valori di cui sopra possono ridursi del 5% se l’apparecchio è dotato di motore inverter

Gas refrigeranti dei climatizzatori: le nuove normative (e tariffe) a difesa del clima

aprile 19, 2019

Condizionatori: meglio con gas refrigerante R410A o R32? In cosa si differenziano? Perché l’Europa incentiva il secondo tipo. Per capirne di più abbiamo intervistato l’Ing. Giovanni Fontana di Italtherm.

Si stanno scaldando i motori dei nostri condizionatori, l’estate è ormai alle porte quindi è ora di procedere alla loro manutenzione o al loro acquisto. Vi siete mai chiesti come fanno i condizionatori a tenerci freschi d’estate e, per quelli a pompa di calore, anche caldi d’inverno? Tutto questo è reso possibile grazie all’impiego di gas refrigeranti che presentano però una grande problematica: possono avere un impatto ambientale notevole! Nella lotta a ridurre i cambiamenti climatici l’Europa ha deciso di favorire quelli con l’impronta ecologica più ecofriendly. Attualmente in commercio sono diversi gas refrigeranti, ma due i gas più utilizzati per i condizionatori sono l’ R410A e R32. Per capire quale siano le differenze tra i due gas e quale sia la scelta migliore abbiamo posto delle domande ad un esperto, l’Ing. Giovanni Fontana di Italtherm.

Ing. Fontana innanzitutto, ci può spiegare cosa sono i Gas R410A e R32 e le differenze?

Entrambi sono dei gas refrigeranti che hanno in comune l’utilizzo che ne viene fatto nei condizionatori, la loro differenza sta innanzitutto in una diversa struttura molecolare. L’R410A è infatti una miscela di gas e uno dei due componenti è proprio l’R32, mentre quest’ultimo è invece un gas singolo. A livello di performance non vi è una grande differenza, ma ciò su cui mi interessa porre l’attenzione è la diversa incidenza di questi gas sull’effetto serra. Infatti, quello che oggi sta accadendo in Europa è che si sta cercando di ridurre l’impiego di gas refrigeranti che hanno un GWP (Global Warming Potential), l’equivalente dalla CO2 per l’effetto serra, elevato.

Come si misura il GWP, e qual è l’impatto sull’effetto serra di questi due gas?

Tutti i gas refrigeranti hanno come unità di misura di riferimento la CO2, il GWP non è altro che l’espressione di quante volte il gas refrigerante è più inquinante (in termini di effetto serra) rispetto a quest’ultima. L’R410A è 2088 volte più inquinante rispetto alla CO2. Per spiegarmi meglio, se rilascio un kg di R410A in atmosfera, rispetto all’effetto serra, avrò un identico risultato a quello che avrei ottenuto se avessi rilasciato 2088 Kg di CO2. Parliamo quindi di un impatto ambientale non trascurabile, ma è utile precisare che questo gas non è tossico.

Diversamente l’R32 ha un GWP di 675 quindi rispetto al primo è nettamente inferiore il potenziale di inquinamento ambientale. È per questo che oggi l’UE preferisce che venga utilizzata questa tipologia di gas refrigerante.

L’Ue come incentiva questo passaggio da un gas più inquinante ad uno meno inquinante?

Facendo pagare a chi importa o produce gas in UE una quota gas. Ogni tonnellata di CO2 equivalente ha un suo costo, un gas con un GWP alto ha un valore in termini di quote gas parecchio elevato, quindi economicamente tutti gli importatori e i fabbricanti cercano di trovare gas con GWP basso per non andare incontro a questo costo. Questa “quota gas” si ripercuote sul costo stesso al Kg dei due gas, che è notevolmente diverso: attorno a 60 euro al kg per R410A, 30 euro al KG per R32; questo è, all’incirca ad oggi, il prezzo dei due gas. Quindi oggi il passaggio all’R32 sta avvenendo prevalentemente per ragioni commerciali.

In caso di condizionatori già installati e in presenza di dispersione di gas quando si procede alla ricarica questi sono intercambiabili?

Normalmente non sono intercambiabili perché ci sono condizioni di lavoro diverse. Tutti i componenti di una unità esterna e anche in alcuni casi di unità interne sono stati pensati per un determinato tipo di gas, quindi non si può pensare di utilizzare indifferentemente l’uno o l’altro gas. Normalmente chi costruisce la macchina, individua con quale gas debba funzionare.

Un punto a favore dell’R410A?

Oggi l’unico punto di vantaggio dell’R410A è nella legislazione vigente nel nostro paese. In Italia i gas refrigeranti vengono divisi tra quelli che sono non sono infiammabili e tutto il resto. Mentre R410A è considerato non infiammabile la stessa cosa non avviene per R32, che in realtà è solo leggermente infiammabile. Fino a quando dal nostro legislatore non sarà presa in considerazione anche una terza categoria, quella “a bassa infiammabilità”, nei luoghi pubblici, come cinema, teatri, ospedali ecc. non possono essere installati impianti che utilizzino l’R32, mentre è consentito l’uso dell’R410A

Verso quale futuro stiamo andando?

Il mondo della climatizzazione per ora sta virando verso l’R32, ma non è escluso che in un futuro possa essere creato un gas refrigerante con un GWP ancora più basso.

Qual è stata la scelta di Italtherm per i suoi condizionatori?

Italtherm – che da sempre ha l’ecosostenibilità come principio fondante dell’azienda – oggi ha già migrato con tutti gli apparecchi verso l’R32, benché, lo ribadisco, R410A non sia vietato. Ormai bisogna guardare al futuro; è come se, permettetemi il paragone, dovendo cambiare macchina, oggi si pensasse ad un futuro di macchine diesel rispetto alle ibride.

Pulizie di primavera e manutenzione della caldaia: 5 consigli per mantenerla in forma (rispettando la legge)

aprile 2, 2019
ecobonus 2019 decalogo caldaie

Pulizie di primavera? Per la caldaia potrebbe essere una buona idea: le temperature più miti offrono infatti il momento migliore per revisionare il proprio impianto di riscaldamento, così da evitare brutte sorprese il prossimo inverno. Dai controlli obbligatori alla sostituzione dei polifosfati, sono infatti diversi gli accorgimenti che un consumatore può adottare per allungare la vita della propria caldaia.

“La manutenzione della caldaia è fondamentale, sia per mantenere bassi i propri consumi che per rispettare la legge – dichiara Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica di Italtherm, azienda italiana leader nella produzione di impianti di riscaldamento – “E’ bene però affidarsi sempre ad un tecnico competente ed autorizzato: oltre che illegale, potrebbe essere pericoloso agire in autonomia, soprattutto se si è inesperti”.

Il bollino blu: la manutenzione obbligatoria per l’efficienza energetica

Anzitutto si deve tenere presente che il bollino blu della caldaia, cioè il controllo dell’efficienza (conosciuto anche come controllo fumi), deve essere fatto per legge: dall’aprile 2013 è infatti operativo il DPR n. 74 in materia di controlli sull’efficienza energetica che obbliga i possessori di impianti domestici a combustibile liquido o solido a effettuare controlli ogni due anni. Nel caso di impianti domestici a gas metano o GPL i controlli sono invece da prevedere ogni quattro anni. Ma attenzione: tali intervalli di tempo valgono solo nel caso in cui le singole regioni non abbiano legiferato in modo diverso, come nel caso di Liguria, Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Sicilia.

Controlli di sicurezza

Oltre al bollino blu, è naturalmente da prevedere anche la revisione della caldaia: tuttavia non ci sono tempistiche obbligatorie, ma sono da considerare quelle indicate dal tecnico specializzato dopo l’installazione dell’impianto o sul libretto di istruzioni della caldaia stessa.

Chi è autorizzato ad intervenire?

Sulle caldaie non possono intervenire gli utenti, ma nemmeno dei tecnici generici. Gli interventi di manutenzione e i controlli di sicurezza devono essere fatti sempre da un Tecnico abilitato secondo il DM 37/08.

Sanzioni

E’ importante rispettare le scadenze della manutenzione della caldaia non soltanto per la propria sicurezza, ma anche per evitare di incorrere in sanzioni pecuniarie: ogni caldaia può essere infatti oggetto di controllo a campione da parte dell’ente preposto ai controlli, che può verificare anche il libretto su cui sono riportati tutti gli interventi di manutenzione. In caso di smarrimento del libretto sarà necessario richiederne immediatamente uno nuovo al tecnico competente.

Come allungare la vita della caldaia

A prescindere dai controlli obbligatori ci sono piccoli accorgimenti, adottabili dai consumatori, che consentono di allungare la vita della caldaia. Ad esempio, in special modo per le caldaie a condensazione, è preferibile un funzionamento continuo: in media i componenti si usurano meno quando vengono mantenuti in funzione a potenza ridotta, piuttosto che essere accesi e spenti frequentemente.

Inoltre, è consigliabile installare un addolcitore su tutto l’impianto idrico o quantomeno  un dosatore proporzionale di polifosfati sotto la caldaia, per proteggere lo scambiatore interno dalle incrostazioni di calcare: si tratta di un’operazione che non richiede molto tempo, ma che deve essere fatta da una persona esperta per evitare problemi all’impianto. Infine, è buona norma sostituire i polifosfati prima che siano completamente esauriti.

[COMUNICATO STAMPA ITALTHERM]

Ecco il Nuovo regolamento per i Gas Fluorurati ad effetto serra per la lotta ai cambiamenti climatici

marzo 4, 2019

Il 2019 ha portato importanti novità per quanto riguarda la disciplina dei gas fluorurati ad effetto serra i cosiddetti F-gas. Utilizzati in vari settori industriali, questi gas sono impiegati anche come refrigeranti negli impianti di refrigerazione e di condizionamento dell’aria e nelle pompe di calore.

Come dicevamo quest’anno si è aperto all’insegna di grandi cambiamenti grazie all’entrata in vigore Il 24 gennaio del nuovo regolamento in materia adottato con DPR 146 del 16 novembre 2018, in attuazione del regolamento (UE) n. 517/2014. L’attuale normativa abroga e sostituisce completamente il Regolamento (UE) 842/2006 e il precedente D.P.R n.43 del 27/01/2012 ponendo anche rimedio alle incongruenze normative che si erano create a causa della convivenza tra le due fonti normative.

La nuova disciplina si presenta molto minuziosa e la ragione sta nel fatto che questi gas pur non riducendo lo strato di ozono sono potenti gas serra, in genere con lunga durata in vita in atmosfera e quindi il loro constante monitoraggio è essenziale nel quadro generale della battaglia contro i cambiamenti climatici.

F-gas, quali sono le maggiori novità?                     

La più grande novità riguarda la creazione di una Banca Dati sui gas fluorurati, obbiettivo primario del decreto è infatti quello di assicurare una maggiore tracciabilità dei gas e degli impianti che li contengono. Questa sarà gestita dalle Camere di Commercio competenti che d’altronde già gestiscono il Registro Telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate.

Tutti i soggetti interessati saranno obbligati ad inviare per via telematica i dati relativi alle vendite di f-gas, delle apparecchiature che li contengono e le attività di assistenza, manutenzione, installazione, riparazione e smantellamento delle stesse, entro 30 giorni dalla data di intervento.

Più precisamente tale obbligo, a partire dal 24/07/2019, riguarderà le imprese che forniscono f-gas, indipendentemente dalle modalità di vendita utilizzata (che dovranno comunicare all’atto della vendita e per via telematica, le quantità, la tipologia di gas venduto e gli estremi dei certificati delle imprese acquirenti o, qualora queste non siano soggette a certificazione, delle persone fisiche) e  le imprese che forniscono apparecchiature non ermeticamente sigillate contenenti f-gas agli utilizzatori finali,  anche qui indipendentemente dalle modalità di vendita utilizzata (la comunicazione riguarderà tipologia di apparecchiatura, numero e data della fattura e dello scontrino di vendita, anagrafica dell’acquirente, dichiarazione dell’acquirente recante l’impegno che l’installazione sarà effettuata da un’impresa certificata).

Solo a partire  dal 24 settembre 2019  l’obbligo scatterà per le imprese o le persone fisiche certificate che eseguono: installazione di apparecchiature fisse di refrigerazione, di condizionamento d’aria, pompe di calore fisse, apparecchiature fisse di protezione antincendio, celle frigorifero di autocarri e rimorchi frigorifero e commutatori elettrici; interventi di controllo delle perdite, di manutenzione o di riparazione delle apparecchiature già installate e attività di smantellamento delle apparecchiature sopra citate. Qui l’obbligo di comunicazione riguarderà

  • numero e data della fattura o dello scontrino di acquisto dell’apparecchiatura (solo per chi effettua l’installazione);
  • anagrafica dell’operatore;
  • data e luogo di installazione;
  • tipologia di apparecchiatura;
  • codice univoco di identificazione dell’apparecchiatura;
  • quantità e tipologia di gas fluorurati a effetto serra presenti e eventualmente aggiunti durante l’installazione oppure durante il controllo, la manutenzione o la riparazione;
  • nome e indirizzo dell’impianto di riciclaggio o rigenerazione e, ove del caso, il numero di certificato, se le quantità di gas fluorurati a effetto serra installati sono state riciclate o rigenerate;
  • dati identificativi della persona fisica certificata o dell’impresa certificata che ha effettuato l’installazione oppure l’intervento di controllo, riparazione o manutenzione;
  • eventuali osservazioni

Invece, per ciò che concerne l’attività di smaltimento dovranno essere indicati in particolare: data e luogo dello smaltimento, quantità e tipologia di gas fluorurati recuperato durante tale attività, le misure adottate per recuperare e smaltire gli stessi dalle apparecchiature nonché i dati identificativi della persona o impresa certificata che ha effettuato lo smantellamento.

F-gas, il registro telematico e le certificazioni

Il decreto mantiene l’obbligo di iscrizione al Registro telematico nazionale delle persone e delle imprese certificate (già previsto dal precedente D.P.R. 43/2012), per imprese e persone che svolgono attività di installazione, riparazione, manutenzione e smantellamento di apparecchiature contenenti gas fluorurati nonché di controllo e recupero dei gas.  La novità importante è la cancellazione automatica dal Registro delle persone fisiche e delle imprese che risultano già iscritte alla data del 24 gennaio 2019, ma non ancora certificate, le quali avranno tempo fino al 24 settembre 2019 per conseguire la certificazione. Qualora non operassero in tal senso la pena sarà la cancellazione, previa notifica, dal registro stesso.

Altra significante novità, come anche riportato nel portale del Ministero dell’Ambiente dedicato ai F-gas, è quella dell’ampiamento dell’ambito di applicazione della normativa in relazione alle apparecchiature e alle attività per le quali è richiesta l’iscrizione al Registro Telematico ci si riferisce in particolare alla refrigerazione e ai commutatori (attuazione dei regolamenti 2067/2015/CE  e 2066/2015/CE) e all’ampiamento dell’ambito con riferimento ai soggetti tenuti all’iscrizione e alla certificazioni (art.7,8,9 del D.P.R.) nonché a quelli tenuti alla sola iscrizione (art.10),

Quello che a noi interessa più da vicino è che vi rientreranno anche attività quali controllo perdite, recupero f-gas, installazione, riparazione, manutenzione, assistenza e smantellamento su apparecchiature fisse di refrigerazionecondizionamento d’aria e pompe di calore fisse.

Importante inoltre sottolineare che i certificati e gli attestati già emessi restano validi nel rispetto dei requisiti e delle condizioni in base ai quali sono stati inizialmente rilasciati. Nel caso in cui si voglia estendere la certificazione anche alle nuove attività, è possibile richiedere l’estensione della validità del proprio certificato o attestato all’ente di certificazione, il quale previa verifica dell’esistenza di requisiti di idoneità, rilascia apposita certificazione integrativa.

Cosa accade alla Dichiarazione F-gas che doveva essere trasmessa entro il 31 maggio di ogni anno?

Sul punto il nuovo decreto tace. È intervenuto in materia il ministero dell’ambiente che ha chiarito che è venuto meno l’obbligo di comunicazione all’ISPRA entro il 31 maggio di ogni anno delle informazioni riguardanti le quantità di emissioni in atmosfera dei gas fluorurati, restano però invariati gli obblighi dei registri. Il ministero ha anche sottolineato che la dichiarazione relativa alle informazioni del 2018 (scadenza 31 maggio 2019) non dovrà essere trasmessa.

Benché, gli adempimenti più importanti vedranno luce per le imprese e persone interessate solo a luglio 2019 è importante iniziare fin da subito a adeguarsi alle norme contenute nel nuovo decreto per non farsi trovare impreparati.

Fonti e approfondimenti

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-01-9&atto.codiceRedazionale=19G00001&elenco30giorni=false

 https://www.fgas.it/

https://ec.europa.eu/clima/policies/f-gas_en

http://www.ambientesicurezzanews.it/consulenza-ambientale/fgas-novita-2019-dichiarazione-comunicazione.php

 

 

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