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Caldaia con accumulo o caldaia istantanea: quale scegliere?

dicembre 3, 2019
caldaia time micro italtherm 2019

Acqua calda sanitaria istantanea o con accumulo è una delle tante scelte che deve prendere chi è in procinto di acquistare una nuova caldaia.  Questo perché, oltre a riscaldare le nostre abitazioni e uffici, le caldaie il più delle volte svolgono anche un altro importantissimo compito: fornire acqua calda.

Decidere se questa deve essere prodotta in modo istantaneo, al momento dell’apertura del rubinetto, o accumulata all’interno di un bollitore, richiede di tener conto di numerosi fattori. Per fare un po’ di chiarezza e orientare la scelta in base alle diverse esigenze, abbiamo posto alcune domande all’ Ing. Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica, e a Pietro Giannotta, direttore commerciale di Italtherm.

Ing. Fontana, ci può innanzitutto spiegare la differenza tra una caldaia che produce ACS istantanea e una con accumulo?

La caldaia istantanea è una caldaia che produce acqua calda sanitaria solo ed esclusivamente nel momento stesso in cui viene richiesta questa produzione. In altre parole, quando apro il rubinetto dell’acqua calda, la caldaia si accende; quando lo chiudo, si spegne.

La caldaia con accumulo, al contrario, prepara l’acqua calda sanitaria e la accumula in un serbatoio. Nel momento in cui vi è l’apertura del rubinetto, l’acqua calda proviene da questo serbatoio, per cui non è detto che l’apparecchio debba necessariamente accendersi in simultanea con la nostra richiesta d’acqua.

È naturale che, qualora il rubinetto rimanga aperto per un certo lasso di tempo, l’acqua calda all’interno del serbatoio verrà sostituita da quella fredda dell’acquedotto: scesa la temperatura dell’accumulo sotto un certo livello, la caldaia si accenderà per scaldare di nuovo l’acqua presente nel bollitore.

Ci può descrivere i vantaggi dell’una e dell’altra tipologia di caldaia?

Il principale vantaggio di una caldaia con accumulo risiede nella possibilità di avere una quantità, non trascurabile, di acqua calda già pronta. Naturalmente la quantità dipende dal volume del bollitore: più grande è, maggiore sarà la disponibilità.

Questa tipologia è quindi consigliata per chi ha necessità, in tempi brevi o contemporaneamente in diversi luoghi dell’abitazione, di una quantità notevole di acqua calda.

Il vantaggio dell’istantanea è invece quello di avere consumi ridotti. Questo perché, attivandosi solo quando vi è effettivamente richiesta di acqua caldaia sanitaria, in termini di energia non viene sprecato nulla, ma non solo; accanto al risparmio vi è un altro elemento molto importante:

questa tipologia di caldaia ha dimensioni più ridotte rispetto ad una con accumulo, che la rende quindi particolarmente indicata per chi ha poco spazio nella sua abitazione.

Quali sono i tempi di attesa per l’erogazione di acqua calda?

Bisogna distinguere due aspetti: uno riferibile solo alla caldaia, cioè il tempo che la stessa impiega a riscaldare l’acqua e l’altro, non imputabile all’apparecchio, che è la distanza tra il rubinetto e la caldaia.

Per quanto riguarda le caldaie istantanee, queste impiegano tra i 10/15 secondi per riscaldare l’acqua alla temperatura desiderata, la differenza dipende dalla portata dell’acqua, da quanto calda la si vuole e da quanto fredda questa entra nella caldaia.

Il tempo che impiega l’acqua calda ad arrivare dalla caldaia al rubinetto dipende dalla distanza tra questi elementi: pochi metri faranno sì che ci vogliano pochi secondi, qualora la distanza sia ragguardevole i secondi, naturalmente, aumenteranno.

Con l’accumulo l’acqua calda è invece immediata?

Non esattamente. Diciamo che con l’accumulo si risparmia il tempo iniziale per scaldare l’acqua, perché questa è già calda al suo interno, ma se il rubinetto è molto lontano rispetto alla caldaia con l’accumulo, quei secondi di attesa legati alla distanza tra questi due elementi sono inevitabili.

Per annullare anche questo tempo la sola soluzione è data dai sistemi di ricircolo. Questi sistemi consentono di mantenere calde le tubature dove scorre l’acqua calda, in modo tale che questa esca subito alla temperatura richiesta. Naturalmente a questo maggior comfort corrisponde anche una spesa, in termini di consumi, più elevata. Si tratta di una soluzione che solitamente viene impiegata in alberghi o impianti di grandi dimensioni.

In presenza di problemi di pressione dell’acqua, la caldaia con accumulo può essere la soluzione per garantire acqua calda?

Sì, in questi casi è preferibile una caldaia con accumulo, perché ci consente in alcuni casi di mitigare il problema. Partiamo da una considerazione: in alcune zone d’Italia la pressione dell’acqua nell’acquedotto diminuisce fino a quasi 0 bar relativi quando vi è un utilizzo da parte di numerose utenze. Con l’accumulo quindi si può riempire il bollitore e scaldarlo quando vi è una pressione sufficiente, per poi utilizzare questa riserva in un momento successivo, anche quando la pressione dell’acqua sarebbe insufficiente a far azionare l’apparecchio. Discorso che logicamente non può valere per una caldaia istantanea, la quale, con pressioni insufficienti, potrebbe non rilevare mai l’apertura del rubinetto e quindi accendersi.

Nel caso delle caldaie con accumulo, meglio un accumulo integrato o un bollitore esterno?

È semplicemente una questione di spazio, visto che per la caldaia, avere il bollitore integrato nel mantello o esterno è indifferente.

Una caldaia con accumulo integrato ha una dimensione maggiore rispetto ad una caldaia istantanea, ma difficilmente avrà un bollitore con una capacità superiore ai 60 litri. Questo è ancora più vero se si tratta di caldaie murali, perché da un punto di vista strutturale ed estetico sarebbero troppo voluminose e pesanti per essere appese alle pareti.

Quindi, quando si superano questi volumi, è prassi installare caldaie a basamento. In questi casi il bollitore può raggiungere anche i 100-200 litri, contribuendo però ad aumentare le dimensioni dell’apparecchio, che arriva ad essere grande quanto un frigorifero. Per chi, pur volendo mantenere inalterata l’elevata capacità del bollitore, voglia comunque una caldaia con dimensioni più ridotte, l’unica soluzione è quella di scegliere una caldaia con bollitore esterno.

***

Un’ultima domanda a Pietro Giannotta, direttore commerciale Italtherm: per concludere ci potrebbe illustrare l’ultima novità di Italtherm in tema di accumulo integrato?

È stata da poco presentata Time Micro, una caldaia con micro-accumulo integrato da 4 litri.

Grazie a questo micro-accumulo, si è riusciti a trovare un compromesso tra il beneficio di una caldaia con bollitore che, come abbiamo detto in precedenza, è avere una riserva di acqua calda subito a disposizione e quello di una caldaia istantanea, che è avere dei consumi ridotti. Quest’ultimo punto è stato reso possibile da un lato perché la quantità di acqua da mantenere ad una certa temperatura non è molta e dall’altro perché il pre-riscaldo, grazie alla funzione PLUS, può essere programmato secondo le proprie necessità evitando in questo modo inutili sprechi.

Per saperne di più sulla nuova Time Micro vi rimandiamo alla scheda del prodotto https://www.italtherm.it/g/caldaia-a-gas-da-interno/caldaia-a-condensazione-con-accumulo-4-lt/time-micro-k?l=

 

 

Efficienza energetica e acqua calda sempre a disposizione: arriva Time Micro, la nuova caldaia con micro-accumulo integrato [comunicato stampa]

novembre 14, 2019
caldaia time micro italtherm 2019

Efficienza energetica, massimo comfort sanitario, acqua calda sempre a disposizione, prelievi contemporanei e stabilità di temperatura. Sono le caratteristiche di Time Micro, la nuova caldaia con micro-accumulo integrato presentata da Italtherm, azienda piacentina specializzata nei sistemi di riscaldamento e raffrescamento.

Grazie al micro-accumulo integrato da 4 litri, Time Micro garantisce un elevato comfort consentendo di disporre di una riserva d’acqua calda sanitaria già pronta all’uso: mentre viene consumata l’acqua contenuta nell’accumulo, la caldaia ne riscalda altrettanta che viene immagazzinata nel serbatoio. La caldaia riesce così a soddisfare i picchi di prelievo: l’acqua può essere richiesta in diversi punti dell’abitazione senza problemi e viene erogata ad una temperatura sempre stabile. Infine, grazie alla funzione PLUS la caldaia può effettuare un preriscaldo per avere sempre una riserva d’acqua calda sanitaria pronta all’uso: inoltre il pre-riscaldo può essere programmato secondo le proprie abitudini, ottimizzando i consumi di gas ed evitando inutili sprechi.

Time Micro fa parte della gamma di caldaie a condensazione con modulazione 1:10 e con accumulo integrato, con soluzioni che vanno dai 4 ai 200 litri: presente infatti anche  la caldaia a condensazione murale Time Max con accumulo da 60 litri, e le caldaie a basamento Time Compact, con accumulo integrato da 120 litri e Time Solar, con gruppo solare integrato, il cui accumulo arriva a 200 litri.

Problemi di pressione idrica o picchi di prelievo non saranno più un problema grazie alle nostre nuove caldaie con accumulo integrato”, spiega Pietro Giannotta, direttore commerciale di Italtherm. Attraverso dispositivi made in italy e nati grazie all’esperienza e allo studio di tecnici e professionisti di Piacenza, Italtherm continua ad offrire gioielli di tecnologia che offrono prestazioni straordinarie e risparmio assicurato in termini di bolletta e di emissioni climalteranti”.

Chi è Italtherm
Italtherm nasce con una grande storia, competenza e professionalità di un gruppo di lavoro che da quasi 50 anni anni opera nel settore del riscaldamento autonomo-centralizzato e della climatizzazione. È un’azienda innovativa, dinamica, capace di completare l’intero ciclo del prodotto, dalla produzione alla commercializzazione, fino alla post vendita in Italia e all’estero.
Maggiori informazioni su http://www.italtherm.it

Caldaie da esterno: ecco come scegliere quella giusta (e distinguerle da quelle da interno)

novembre 2, 2019
come scegliere caldaie da esterno

Quando si è in procinto di acquistare una nuova caldaia, fare la scelta giusta non è semplice. Si deve sicuramente tener conto delle proprie esigenze, ma, soprattutto, si deve verificare che il prodotto che stiamo per acquistare sia omologato per l’utilizzo che vorremo farne. Uno degli errori che più frequentemente viene commesso è, ad esempio, quello di acquistare una caldaia da interno per poi installarla all’esterno della propria abitazione o di un locale tecnico, benché questa non sia omologata per tale installazione. 

Per fare chiarezza su quali caldaie possano essere effettivamente collocate all’esterno, abbiamo posto alcune domande all’Ing.Giovanni Fontana di Italtherm.

Ing. Fontana, ci può innanzitutto spiegare la differenza tra caldaie da interno e caldaie da esterno?

La differenza è difficile da vedere da un punto di vista estetico, nel senso che non sempre vi è una differenziazione reale, percepibile guardando l’apparecchio. Si riesce a risalire se la caldaia è omologata per essere installata solo all’interno o anche all’esterno controllando la documentazione del prodotto. La norma UNI 7129:2015 nella parte seconda, sancisce infatti che le caldaie idonee  all’installazione all’esterno sono quelle per cui il fabbricante ha esplicitamente indicato, nel libretto di istruzione, che la caldaia può essere installata anche all’esterno in luogo parzialmente protetto. In mancanza di questa dichiarazione, il prodotto non è omologato per questa tipologia di installazione

Cosa si intende per luogo parzialmente protetto?

È sufficiente che la caldaia non sia esposta direttamente agli eventi atmosferici, quindi volendola installare ad esempio sul balcone, è sufficiente che sia posizionata sotto una tettoia oppure al di sotto del balcone sovrastante, senza necessità di un’ulteriore copertura.

E se, contravvenendo alla dichiarazione del fabbricante, venisse installata all’esterno una caldaia non omologata per questo utilizzo, cosa accade?

Purtroppo oggi in molti pensano che, mettendo semplicemente un copri caldaia aggiuntivo, ad esempio un armadietto, una caldaia, progettata esclusivamente per l’interno, possa diventare idonea per l’installazione esterna. Questa è una falsa speranza.  Per spiegarmi vi faccio un esempio di tutt’altro campo. Non basta mettere pneumatici da trattore per trasformare l’automobile in un trattore. 

Se l’apparecchio che sto acquistando è una caldaia pensata dall’azienda produttrice solo per uso interno e l’installatore decide, in autonomia, di installarla all’esterno, sarà lui a rispondere di quello che potrà accadere alla caldaia o all’impianto. 

Le caldaie effettivamente da esterno che caratteristiche in più hanno? Come si riconoscono?

Una caldaia omologata per l’esterno ha dei vincoli aggiuntivi rispetto a quelli previsti per una caldaia da interno. In altre parole, deve essere in grado di superare ulteriori test rispetto a quest’ultima: prove relativa alla robustezza del suo involucro, tale per cui si dimostri ad esempio che l’acqua piovana non possa penetrare al suo interno, prove che verifichino che le parti elettriche siano isolate in modo tale che, anche in presenza di umidità, non ci siano dispersioni, oppure prove che assicurino che, anche qualora penetrasse acqua, questa non vada a bagnare la scheda elettronica e test specifici di corretto funzionamento anche in presenza di vento non trascurabile.

Nel dichiarare una caldaia idonea per l’installazione all’esterno, si tiene conto anche della temperatura minima di funzionamento?

Ogni costruttore dichiara la temperatura minima e massima di utilizzo a cui garantisce che la caldaia funzioni correttamente.Normalmente le caldaie da interno non scendono mai sotto gli 0°C, perché in casa è difficile scendere sotto questa temperatura.Per quelle da esterno garantire il loro funzionamento fino a -10°C è invece uno standard abbastanza comune.

Non vi è però una temperatura minima in base alla quale si possa dire che una caldaia è da esterno oppure no. Si possono avere caldaie da esterno la cui temperatura minima di funzionamento è 0°C oppure -10°C.   

Ogni azienda in sostanza dichiara le sue prestazioni e queste sono motivo di differenziazione sul mercato. Certo, sarà cura poi dell’installatore, scegliere un prodotto che sia idoneo alle temperature esterne del luogo dove dovrà essere installato. Ad esempio, se la caldaia sarà installata in una località dove le temperature sono miti, può essere accettabile che la stessa funzioni con una temperatura esterna che non scenda sotto 0°C, se invece l’installazione avviene in un luogo di montagna, dovrò scegliere una caldaia che funzioni con temperature più basse, altrimenti andrei incontro ad un guasto pressoché certo. Ovvio che bastano pochi giorni di freddo intenso con apparecchio spento per danneggiare l’apparecchio, quindi, anche nei climi generalmente miti, attenzione agli eventi saltuari di freddo intenso! 

Vi sono delle soluzioni da esterno pensate da Italtherm?

Nel nostro catalogo abbiamo delle caldaie appositamente studiate e dotate di opportuni accorgimenti per essere installate all’esterno, in luoghi parzialmente protetti https://www.italtherm.it/g/caldaia-a-gas-da-esterno. Tutta la componentistica interna è stata appositamente studiata per permettere un corretto funzionamento della caldaia fino a -10°C e l’involucro esterno è trattato e verniciato per resistere nel tempo ai principali agenti atmosferici. Questa tipologia di caldaia, essendo dotata di un controllo remoto intelligente di serie, permette di accedere anche alle detrazioni fino al 65% per interventi di risparmio energetico.

Come ultima cosa, ma non meno importante, quindi vi ricordiamo che per l’acquisto di nuove caldaie è possibile ancora usufruire delle detrazioni previste dall’Ecobonus 2019. Per maggiori informazioni vi rimandiamo al nostro articolo https://italtherm.blog/2019/01/17/ecobonus-caldaie-2019-ecco-come-ottenere-le-detrazioni/

 

Tagliare le bollette energetiche in autunno e inverno si può. Ecco come

ottobre 12, 2019
risparmio energetico ed economico per il Pianeta e il portafogli

L’estate è ormai un pallido ricordo e i pantaloncini corti e le magliette a mezze maniche sono stati ormai riposti negli scaffali più alti dell’armadio per far spazio a vestiti più caldi.

Allo stesso modo i ventilatori sono stati conservati in soffitta e per i più freddolosi inizia il conto alla rovescia: dal prossimo 15 ottobre, negli oltre 4 mila comuni italiani che fanno parte della zona climatica “E” – che comprende Milano, Torino, Bologna, Venezia – e nei comuni di montagna sarà possibile riattivare gli impianti di riscaldamento.

Se, con i primi freddi, vien voglia di accedere i nostri impianti a pieno regime, le bollette, presto, spegnerebbero il nostro torpore con una gelida (e costosa) doccia fredda.

Nell’ambito della campagna nazionale di informazione e formazione sull`Efficienza Energetica ‘Italia in classe A’, promossa dal Mise, l’ENEA ha realizzato un decalogo che guida le persone ad un uso razionale del proprio impianto di riscaldamento per evitare inutili ed esosi sprechi di energia …e di denaro.

Come risparmiare sui consumi energetici

Innanzitutto è opportuno fare un check-up della propria casa al fine di scovare eventuali perdite di calore: effettuando lavori di isolamento termico sulle pareti e sostituendo gli infissi ormai vetusti, senza accendere la caldaia, otterreste subito una temperatura più mite. Se poi il vostro impianto ha già una certa anzianità forse è il caso di sostituirlo magari con una caldaia a condensazione o a biomasse, con le pompe di calore o, altrimenti, installando un impianto integrato ove l’acqua giunga alla caldaia già preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata con un impianto fotovoltaico. Il costo di questi interventi gode della detrazione fiscale del 50% in caso di installazione di una caldaia a condensazione di classe A e la percentuale del bonus aumenta al 65% se, unitamente alla caldaia a condensazione di classe A, vengono installati anche sistemi di termoregolazione evoluti.

Ormai sono obbligatorie dal 2017 e comunque rappresentano una panacea per la lotta agli sprechi: sono le valvole termostatiche che, infatti, consentendo di riscaldare solo gli ambienti della casa realmente vissuti, abbattono i consumi fino al 20% e godono di una detrazione fiscale che va da 50% (se installate durante una semplice ristrutturazione edilizia) sino al 65% (per interventi di efficientamento energetico e/o per la sostituzione di una vecchia caldaia con una ad alta efficienza). Utilissimi sono poi i cronotermostati che consentono di regolare temperatura e tempo di accensione in funzione della presenza di persone in casa.

In fase di installazione dei nuovi termostati c’è un piccolo trucco che vi assicurerà grandi risparmi: applicate, tra il muro e il termosifone dei pannelli riflettenti e le dispersioni di calore si ridurranno come per magia. Esistono poi tante piccole regole d’uso che, senza particolari disagi, vi consentiranno tanti risparmi: ricordatevi di chiudere le persiane o le tapparelle nelle ore più buie o quando non siete in casa ed evitate di “coprire” i termosifoni con mobili, tende, stendini e altri oggetti.

La manutenzione è fondamentale

Ricordate poi di manutenere gli impianti di riscaldamento con regolarità: inquinerete e consumerete di meno ed eviterete di subire le sanzioni previste per legge il cui ammontare minimo è di 500 Euro (DPR 74/2013).

Infine non è necessario trasformare la vostra casa in una spiaggia caraibica, ma basterà arrivare ad una temperatura di 19 gradi e mai oltre i 22 ricordando che, per ogni grado in meno, si risparmia dal 5 al 10% sui consumi di combustibile e non superare mai il tempo massimo di accensione giornaliero fissato per legge a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia.

Per ogni consiglio sulla miglior caldaia per la vostra abitazione, ufficio o attività, contattate il centro Italtherm più vicino a voi https://www.italtherm.it/

 

Legge di bilancio 2020: in proroga l’Ecobonus

ottobre 5, 2019
ecobonus proroga incentivi

Buone notizie in vista per chi nel 2020 vuole procedere alla ristrutturazione ed efficientamento energetico delle proprie abitazioni, dalle informazioni uscite in questo autunno, sembra che saranno confermati anche per la legge di bilancio 2020 gli incentivi dell’Ecobonus.

Di cosa parliamo? Di agevolazioni fiscali che si concretizzano in detrazioni IRPEF (per i contribuenti privati) o IRES (per le società) concesse quando si eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica di edifici già esistenti quali ad esempio il miglioramento termico (coibentazioni, pavimenti, finestre e infissi), la sostituzione degli impianti di riscaldamento e di produzione di acqua calda, l’acquisto di elementi di domotica (cioè installazione di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento) e l’installazione di pannelli solari. Di queste agevolazioni possono usufruirne persone fisiche, professionisti e società, nonché associazioni, enti pubblici e privati. Il bonus viene erogato nella forma di riduzione delle imposte dovute, in 10 rate annuali di pari importo.

Scopriamo gli incentivi

Per la maggior parte degli interventi la detrazione è del 65% della spesa sostenuta per altri spetta nella misura del 50% che sale fino all’ 70-75% nel caso di interventi di efficientamento che riguardano condomini, se in quest’ultimo caso all’ecobonus si accorpa anche il Sismabonus (adeguamento sismico dei condomini esistenti) la detrazione può arrivare all’85%

Sicuramente tra gli incentivi che più ci interessano da vicino vi è la proroga delle detrazioni per la sostituzione delle vecchie caldaie con modelli nuovi e performanti, bonus caldaie, in questo caso si potrà ancora beneficiare di uno sgravio fiscale del 50% se la caldaia nuova sarà un modello a condensazione in classe A, l’aliquota inoltre potrà salire fino al 65% se, contestualmente alla nuova caldaia, sarà installato anche un sistema di termoregolazione evoluto. Un intervento importante sia per il bene del pianeta che per il portafoglio se si pensa come grazie all’installazione di nuove caldaie si può da un lato generare una riduzione delle emissioni di gas inquinanti del 66% e dall’altro una diminuzione di consumi, che si traduce in risparmio, di almeno il 20%.

Confermate anche la cessione del credito e lo sconto immediato?

Sembrerebbero confermate anche le possibilità della cessione del credito e dello sconto immediato come alternative alle detrazioni IRPEF o IRES. Per quanto concerne lo sconto immediato, introdotto con il Decreto crescita, si consente, dal 1 luglio, ai soggetti aventi diritto alle detrazioni di poter beneficiare di uno sconto immediato, sul prezzo di vendita o sulla fattura dei lavori, pari all’importo della detrazione riconosciuta per la specifica tipologia di spesa sostenuta. Il fornitore recupererà lo sconto come credito d’imposta da utilizzare esclusivamente in compensazione. La cessione del credito invece consiste nella possibilità di cedere il credito corrispondente alla detrazione, possibilità che dal 2018 è stata estesa anche agli interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari e non solo per quelli relativi a parti comuni di edifici condominiali.

C’è ancora tempo per usufruire dell’ecobonus 2019

Comunque, se volete efficientare la vostra casa ricordate che potete ancore usufruire dell’ecobonus 2019 per maggiori informazioni, vi rimandiamo ai nostri precedenti articoli sia sugli incentivi per le nuove caldaie https://italtherm.blog/2019/01/19/ecobonus-anche-nel-2019-come-funziona-e-perche-conviene-il-bonus-caldaia-comunicato-stampa/ , che per l’acquisto e installazione di nuovi condizionatori https://italtherm.blog/2019/05/15/climatizzatori-3-diversi-incentivi-per-lacquisto-e-installazione/.

Contattate Italtherm per avere informazioni sul modello di caldaia a condensazione e sul climatizzatore migliori per la vostra abitazione.

Ora non vi resta che fare la vostra scelta per migliorare la qualità della vostra abitazione e aiutare il Pianeta.

 

Condizionatori: dai gas refrigeranti meno inquinanti alla manutenzione, i consigli di Italtherm

agosto 1, 2019

Nel 2019 gli sbalzi di temperatura sono ormai all’ordine del giorno e le ondate di caldo si susseguono senza tregua a temperature miti. Per far fronte ad un clima sempre più ballerino, è importante utilizzare con intelligenza ii climatizzatori, per rispettare l’ambiente ed evitare brutte sorprese in bolletta.

Climatizzatori e risparmio energetico sembrano, del resto, un binomio di difficile accordo, eppure basta rispettare semplici regole per accorgersi come sia possibile tenere la propria abitazione al fresco senza spendere un patrimonio. A suggerire queste regole è Italtherm, azienda italiana leader nella produzione di impianti di riscaldamento e raffrescamento da sempre attenta all’ecosostenibilità, che ricorda come un utilizzo efficiente e corretto dei climatizzatori garantisca anche un maggior rispetto per l’ambiente: secondo le Nazioni Unite la sola gestione più efficiente degli impianti di condizionamento esistenti porterebbe al risparmio di ben 89,7 giga-tonnellate di CO2 e al contenimento dell’aumento di 1°C del riscaldamento globale entro il 2100.

Come usare al meglio il climatizzatore?

Manutenzione degli apparecchi
La prima regola in assoluto per avere un condizionatore efficiente e zero sorprese in bolletta è la manutenzione. Anzitutto i filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti prima dell’accensione stagionale e, in media, una volta ogni due settimane. Nei filtri si accumulando infatti facilmente muffe e batteri e quando si deteriorano devono essere immediatamente sostituiti. 

Non raffreddare troppo l’ambiente
La prassi ricorrente, purtroppo, è quella di impostare temperature troppo basse, generando consumi energetici enormi: sono sufficienti invece 5-6 gradi in meno rispetto all’esterno. Se il problema principale è legato all’umidità invece, è meglio optare per la funzione di deumidificazione, decisamente meno energivora. Inoltre, è bene chiudere porte e finestre: far entrare aria calda in casa vanificherà l’accensione del climatizzatore; nelle ore più calde della giornata o in quelle di maggior esposizione al sole dell’abitazione infine è opportuno abbassare le tapparelle, per evitare un eccessivo riscaldamento.

Attenzione a dove si posiziona il climatizzatore
Installare un solo climatizzatore potente, ad esempio nei corridoi, con la speranza che rinfreschi l’intera abitazione, non è certamente la soluzione migliore. Per avere frescura distribuita in tutta l’abitazione, è necessario installare più dispositivi ben dislocati in modo anche da evitare di tenere accesi quelli che si trovino in zone non frequentate.

Come sceglierne uno nuovo?

Dispositivi troppo vecchi sono un male per l’ambiente e le tasche. Se siete in procinto di sostituire il vostro condizionatore o volete installarne uno nuovo, è importante prima di tutto orientarsi su apparecchi di classe energetica A+, A++ e A+++ capaci di assicurare una fortissima riduzione dei consumi energetici dato che, tra una classe e l’altra, i consumi possono variare fino al 30%. Altro elemento deciso a cui fare attenzione è il gas refrigerante utilizzato nei dispositivi. 

E’ bene scegliere un apparecchio che utilizzi i gas refrigeranti R32, invece che R410A – spiega Giovanni Fontana, responsabile della consulenza tecnica  di Italtherm  Un kg di R410A ha infatti un GWP (Global Warming Potential) di 2088 ovvero, rispetto all’effetto serra, si avrà un risultato identico a quello che si otterrebbe rilasciando 2088 Kg di CO2; diversamente, l’R32 ha un GWP di 675, quindi rispetto al primo è nettamente inferiore il suo impatto ambientale”. 

“Per questo motivo, l’UE preferisce che venga utilizzata questa tipologia di gas refrigerante”, sottolinea Fontana. “Italtherm oggi ha già migrato con tutti gli apparecchi verso l’R32, benché R410A non sia vietato. Tuttavia, è necessario compiere sia a livello di azienda che di consumatori delle scelte che possano essere positive per l’ambiente”.

Scegliere l’incentivo giusto

In Italia chi acquista e fa installare un condizionatore può fruire di diversi tipi di incentivi. 

Al primo tipo di agevolazione rientra nella normativa che prevede incentivi fiscali a beneficio di chi effettua lavori di ristrutturazione edilizia: acquistare un nuovo condizionatore mentre si ristruttura casa consente di usufruire di una detrazione IRPEF del 50% della cifra investita dilazionata in 10 anni.  

C’è poi l’ecobonus: la detrazione ricollegabile al risparmio energetico (ecobonus) ha un’aliquota del 65%, nel caso in cui l’impianto da installare sia una sostituzione di un impianto di climatizzazione già esistente e soddisfi i parametri minimi di prestazione energetica.  

Chi desiderasse avere un rientro immediato delle spese può fare riferimento al  “conto termico”, che opera solo nel caso in cui il condizionatore che si vuole installare superi una soglia minima di prestazione di efficienza energetica. La somma, in questo caso, verrà erogata direttamente e non sotto forma di sgravio fiscale e varia anche in base alla zona climatica in cui viene installato il condizionatore. 

“Novità delle ultime settimane è anche il decreto crescita che consente di ottenere uno sconto diretto sul prezzo del condizionatore acquistato presso rivenditori e installatori che aderiscono all’iniziativa – aggiunge Fontana – tale sconto si ottiene tramite una vera e propria cessione del credito, dal cliente all’installatore, ottenuto tramite gli incentivi in vigore. Questa modalità presenta però numerose problematiche a scapito degli installatori e rischia di mettere in difficoltà tutto il settore. Se da una parte invitiamo quindi tutti i cittadini ad approfittare degli incentivi, auspichiamo un intervento del legislatore volto a evitare danni alle piccole imprese di installazione”.

[COMUNICATO STAMPA]

F-Gas: al via gli obblighi di comunicazione alla Banca Dati dei gas fluorurati

luglio 29, 2019
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fgas banca dati obbligo legge 2019

Entra nel vivo l’applicazione del nuovo regolamento sui gas fluorurati adottato con DPR 146 del 16 novembre 2018, in attuazione del regolamento (UE) n. 517/2014.

Dal 25 luglio infatti per i venditori di F-Gas sfuso e di apparecchiature non ermeticamente sigillate (o che abbiano un tasso di perdita annuo superiore a 3g/anno) contenenti questi gas vi è l’obbligo di comunicare i dati della vendita alla Banca Dati dei gas fluorurati, obbligo che prescinde dalle modalità con cui essa avviene e che scatta solo qualora la vendita venga realizzata verso un “utente finale”, inteso come privati o aziende che acquistano il prodotto per un proprio utilizzo.

Banca dati e obblighi di comunicazione

Come già visto in un nostro precedente articolo la Banca Dati degli F-Gas è stata sicuramente la maggiore novità introdotta dalla nuova disciplina. Una banca dati volta a rendere più tracciabili questi gas che come ricordiamo sono potenti gas serra con un effetto di riscaldamento globale fino a 23000 volte superiore del biossido di carbonio (CO2), ma molto utilizzati soprattutto come refrigeranti negli impianti di refrigerazione, di condizionamento dell’aria e nelle pompe di calore.Proprio a causa di questo ampio utilizzo e dell’’esigenza di un maggior controllo delle emissioni che la nuova normativa ha previsto obblighi di comunicazione delle vendite sempre più stringenti.

Registro dei venditori di F-Gas e di apparecchiature non ermeticamente sigillate

Prima però di effettuare le comunicazioni dei dati di vendita, i venditori devono essere iscritti nel Registro dei venditori di F-gas e di apparecchiature non ermeticamente sigillate, iscrizione da effettuare telematicamente sul portale della Banca Dati scegliendo la funzione “venditori” (https://bancadati.fgas.it/#!/home). A ben vedere questa iscrizione poteva essere effettuata già a partire dal 10 giugno non solo, ma e al fine di agevolare le operazioni di comunicazione già a partire dal 25 giugno era possibile per le imprese iscritte accedere al portale, apprenderne le funzionalità, precaricare il catalogo dei propri clienti nonché dei gas e delle apparecchiature vendute.  Comunque, una volta iscritti, i venditori per effettuare la comunicazione devono scegliere sul portale la funzione “comunicazione vendite”.

Cosa comunicare?

Gli obblighi di comunicazione si differenziano a seconda se la vendita riguarda apparecchiature non ermeticamente sigillate o F-Gas sfuso. Nel primo caso è essenziale innanzitutto capire cosa la normativa intenda per apparecchiature ermeticamente sigillate. Come evidenziato nel portale della Banca dati degli F-gas le apparecchiature ermeticamente sigillate “sono quelle in cui tutte le parti contenenti gas fluorurati a effetto serra sono solidamente fissate mediante saldatura, brasatura o altra connessione permanente analoga, che può comprendere valvole sigillate o punti di accesso sigillati per garantire una riparazione o uno smaltimento adeguati, e che abbiano un comprovato tasso di perdita inferiore a tre grammi annui sotto una pressione di almeno un quarto della pressione massima consentita. L’indicazione che si tratti di un’apparecchiatura ermeticamente sigillata è riportata sull’etichetta dell’apparecchiatura stessa”.

Quindi Il venditore di apparecchi non ermeticamente sigillati contenenti gas fluorurati dovrà comunicare:

a) tipologia di apparecchiatura (n° circuiti / tipo e quantità di F-gas / GWP / ton di CO2 equivalente);

b) numero e data della fattura o dello scontrino di vendita;

c) anagrafica dell’acquirente;

d) dichiarazione dell’acquirente recante l’impegno che l’installazione sarà effettuata da un’impresa certificata a norma dell’articolo 10 del regolamento (UE) n. 517/2014; in alternativa, se l’acquirente coincide con l’impresa certificata, il numero di certificato della stessa e l’anagrafica dell’utilizzatore finale.

Una precisazione qualora la vendita comprenda anche l’installazione, occorrerà registrare solo quest’ultima ma in questo caso gli obblighi di comunicazione partiranno dal 25/09/2019 Nel caso in cui la vendita abbia ad oggetto invece F-Gas sfuso, vendita che ricordiamo può essere fatta solo a soggetti che svolgono attività di installazione, assistenza, manutenzione o riparazione delle apparecchiature (e che devono essere in possesso di certificato o attestato per poter svolgere le attività) o ad utilizzatori per altri fini per i quali non è richiesto il certificato, gli obblighi di comunicazione riguarderanno:a) i numeri dei certificati delle imprese acquirenti o, laddove le imprese non siano soggette ad obbligo di certificazione, i numeri dei certificati o degli attestati delle persone fisiche;b) le quantità e la tipologia di gas fluorurati a effetto serra vendute.

Vi ricordiamo che per maggiori approfondimenti potrete inoltre visitare direttamente i due portali interessati: https://www.fgas.it/      https://bancadati.fgas.it/#!/home.

Fonti e approfondimenti:

https://ec.europa.eu/clima/policies/f-gas_it

https://www.fgas.it/

https://bancadati.fgas.it/#!/home

F-GAS: novità 2019

 

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